In Russia con Serena Vitale.

Per scegliere nuovi scrittori e nuove destinazioni mi affido spesso al mio libraio di fiducia. Serena Vitale è un suggerimento che arriva proprio da lì. Compero subito il suo ultimo libro “a Mosca, a Mosca!” e poi la contatto via email. Gentilissima, mi riceve la settimana successiva per l’intervista. Entrando a casa sua mi vengono ad accogliere i suoi due gatti, Yorik e Nina. Sento subito dell’affinità con questa signora per ora ancora sconosciuta. Il suo è un viaggio nel tempo, mi dice subito. Non vuole parlare dei nuovi russi, ma dell’Unione Sovietica che lei ha conosciuto alla fine degli anni Sessanta, quando per studio è andata per un periodo a Mosca.

Cosa dev’essere stata la Russia di allora per una giovane italiana? Tanto per cominciare un cielo dorato che l’accoglie a settembre e che piano piano vira verso un accecante bianco. E poi palazzoni enormi, distanze infinite, i russi come un’unica persona grigia e incavolata. Assenza di cibo, difficoltà nel procurarselo e anche laddove ce n’era, come nei ristoranti, c’era un’assordante musica pop sparata nelle orecchie a infastidire lo stomaco. In un viaggio con il sindacato degli scrittori, Serena ricorda una cena con Moravia, che tutti sapevano essere un po’ sordo, mi dice e quando per ogni commensale era evidente il frastuono, lui si rivolge candidamente a lei e le dice “signora Vitale, che meraviglia, ha visto, finalmente un locale silenzioso”.

Non sapere dove fare pipì era poi un vero dramma. Gli uomini espletavano anche per strada nonostante le temperature, ma per una donna le cose erano un po’ diverse. Le toilette dei bar o delle biblioteche erano impresentabili. Una volta, presa dallo sconforto, ha suonato il campanello di una casa e ha chiesto di poter usare il bagno. Col tempo, poi, si è fatta un’amica in via Gorkij. Era importante avere amici in via Gorkij, chiosa Serena con una risata.

Ration stamps for vodka, June 1993, Voronezh, ...

Ration stamps for vodka, June 1993, Voronezh, Russia (Photo credit: Wikipedia)

Ovviamente tra i racconti c’è la vodka. Vodka come corroborante, vodka per scaldarsi, vodka come benvenuto, vodka come medicinale, vodka al posto dei soldi. Gli idraulici, ricorda la Vitale non senza sorridere, venivano pagati a bottiglie di vodka.

Olhon Island (Lake Baykal)

Olhon Island (Lake Baykal) (Photo credit: Wikipedia)

Lontano da Mosca le cose da ricordare sono la Siberia e il suo profumo, il lago Baikal, in Armenia l’Ararat. La Georgia, soprattutto Tiblisi, ha un posto particolare nel suo cuore. I georgiani poi son gente pazza, i nostri pugliesi e siciliani in confronto sono dei ticinesi. Sono generosi, espansivi, un po’ folli, ma simpatici. E che dire del profumo di lillà che a giugno  per alcuni giorni veste San Pietroburgo di color glicine? Un profumo che nelle notti bianche diventa visivo. Un profumo che si confonde con quello di pipì di gatto, dice Serena, perchè i russi amano molto i gatti, cosa che li rende ancora più vicini a lei. E nel dire così Yorik, il maschio, le si butta sulle gambe e non la molla più. E’ stufo di avere un’intrusa che catalizza l’attenzione della sua padrona. E’ tempo di finire con l’intervista. Lo accarezzo, visto anche che le mie analisi mi danno positiva alla toxoplasmosi e senza far del male a fagiolino, così lo chiamiamo affettuosamente in casa, posso continuare ad amare i gatti, l’insalata e gli insaccati, mi appresto a fare l’ultima domanda. Le chiedo perchè la Russia, domanda che si sarà sentita fare mille volte. E il suo perchè mi piace: esiste un mal di Russia. E a chi le dice che era bella quella Russia grigia, per lo più intellettuali sottolinea con un po’ di fastidio, la sua risposta è sempre la stessa: “un accidente!”.

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