Nido

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Disegno Beatrice Speranza

 

Nido è l’anagramma di Nodi.
Un intreccio di ramoscelli e sentimenti quale esempio di alta ingegneria strutturale e emotiva. Legami che frenano, ingabbiano, trattengono e spesso si sciolgono a fatica.

Nido è l’anagramma di Doni.
Una trama di materiale naturale sulla quale si innestano trame di relazioni umane. L’accudimento e la cura sono il grande “Grazie” che l’universo ha scritto nel cuore degli uomini.

 

(Testo scritto per l’opera “Nido” di Emy Petrini)

Natura, Madre.

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Disegno Beatrice Speranza

 

Tutto cominciava nel petto. Una smania di muoversi le prendeva il respiro e solo dopo arrivava ai piedi. Senza pensarci troppo li lasciava andare e loro disegnavano traiettorie come impronte di vita. Le sue gambe non erano state ferme mai a pensarci bene. Era nata e si era messa a correre. All’inizio era stata l’aria a fare da sfondo alle sue falcate, poi aveva imparato a scrivere la sua vitalità sulla terra. Correva per gioco, correva per amore, correva persino per rabbia. Ah, quanto correva. Correre era quanto di più vicino ci fosse al volo. In quella frazione di secondo in cui i due piedi rimanevano entrambi sollevati dal terreno un brivido la attraversava. Decollava e atterrava. Decollava e atterrava. Decollava e atterrava. Questa la sintesi della sua corsa. Finché un giorno non ebbe più fiato e decise di smettere. Lasciò che fosse il tempo a correre al posto suo. Così si sedette in poltrona facendosi attraversare dai giorni e dai ricordi. Ogni volta i piedi le pizzicavano di piacere al pensiero di quanto avevano scritto. E intanto vedeva gli altri tutti intorno correre per gioco, correre per amore e correre persino per rabbia. Una mattina di sole sentì nel petto quell’antica smania che le prese il respiro, ma stavolta i piedi non si mossero. Eppure lei, felice, volò via.

 

 

(Testo scritto per l’opera “Natura, Madre” di Emy Petrini)

Passaggi

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Disegno Beatrice Speranza

C’è una porta che porta al cuore
E una porta che porta al cervello
Se le attraversi non fare rumore
E non le chiudere col chiavistello.

 

C’è una porta che porta all’inizio
E una porta che porta alla fine
Aiuta l’anima a trovare il suo spazio
E le due porte saran sempre vicine.

(Poesia scritta per l’opera “Passaggi” di Emy Petrini)

 

Storia di una copertina #chemimportachetufaccialabrava

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Ormai è noto, anche perchè non ne ho fatto mistero, sto per pubblicare un libro (cos’è che augurava Dante ai superbi? Un masso sulla schiena? O quello era Obelix?). Il titolo è un verso di Baudelaire che mi sembrava si addicesse benissimo alla protagonista, preso da Madrigal Triste: “Che m’importa che tu faccia la brava. Sii bella. E sii triste.“. Consigliommi mio fratello, il vero spacciatore di spunti geniali in famiglia. Ma non è di questo che volevo parlare. In realtà volevo raccontare della genesi della copertina.

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Dimmi di sì. Capitolo I

numo

Era difficile per Maristella ogni volta incastrare la gamba destra tra il bidet e il box doccia. Quello spazio così ristretto che un idraulico sconsiderato aveva lasciato tra i sanitari del bagno dopo l’ultimo intervento di ristrutturazione voluto dalla padrona di casa, la costringeva sempre a sedersi un po’ di lato. Quando si lavava non le dava granché fastidio, se non che vista dall’alto veniva meno la simmetria tra le sue cosce divaricate, la vasca di ceramica e i rubinetti dell’acqua.

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