Storia di una copertina #chemimportachetufaccialabrava

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Ormai è noto, anche perchè non ne ho fatto mistero, sto per pubblicare un libro (cos’è che augurava Dante ai superbi? Un masso sulla schiena? O quello era Obelix?). Il titolo è un verso di Baudelaire che mi sembrava si addicesse benissimo alla protagonista, preso da Madrigal Triste: “Che m’importa che tu faccia la brava. Sii bella. E sii triste.“. Consigliommi mio fratello, il vero spacciatore di spunti geniali in famiglia. Ma non è di questo che volevo parlare. In realtà volevo raccontare della genesi della copertina.

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Dimmi di sì. Capitolo I

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Era difficile per Maristella ogni volta incastrare la gamba destra tra il bidet e il box doccia. Quello spazio così ristretto che un idraulico sconsiderato aveva lasciato tra i sanitari del bagno dopo l’ultimo intervento di ristrutturazione voluto dalla padrona di casa, la costringeva sempre a sedersi un po’ di lato. Quando si lavava non le dava granché fastidio, se non che vista dall’alto veniva meno la simmetria tra le sue cosce divaricate, la vasca di ceramica e i rubinetti dell’acqua.

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I monologhi delle ascelle. Se la tua ascella potesse parlare che direbbe?

Ecco il quinto monologo, quello corale, che Claudia Gerini, Sabrina Impacciatore e Enrica Tesio hanno letto insieme e che stasera potrete vedere su la7d alle 21.10.

Frasi di ascelle famose e di ascelle comuni. Di ascelle giovani e vecchie, depilate e pelose, arrabbiate e divertite. Di ascelle straniere e italiane, innamorate e single, impegnate e cazzare, laureate, disoccupate, freelance e sportive. Diamo la parola a tutte le ascelle di queste mondo.

Disegni di Ilaria Urbinati

Disegni di Ilaria Urbinati

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I monologhi delle ascelle. Le ascelle e il sesso.

Non poteva mancare un monologo dedicato al sesso. Eccolo per intero, anche se interpretato da Enrica Tesio dal vivo è stato sicuramente molto più divertente. Ve lo potete rivedere in prima serata su la7d mercoledì 1° luglio.

Disegni di Ilaria Urbinati

Disegni di Ilaria Urbinati

Troppo facile cominciare con l’assunto capitolino “l’omo pe’ esse omo ha da puzzà!”, per quanto si possa essere d’accordo o no. Ma visto che persino la scienza sembra dargli ragione, forse vale la pena uscire dall’irretimento della rima “odore amore” e soffermarsi per un attimo sull’essenza del maschio alfa al quale ambiamo tutte, ma proprio tutte, anche se spesso ce lo nascondiamo.

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I monologhi delle ascelle. Le ascelle sono due. Quella di destra e quella di sinistra.

Ecco il terzo dei monologhi andati in scena a Milano il 10 giugno. Si tratta di un dialogo più che di un monologo. Le ascelle del resto sono due, quella di destra e quella di sinistra. Le due facce della stessa medaglia. Quella che “l’ascella è mia e me la gestisco io” e quella che invece “ordine e disciplina”. Fra stereotipi di un tempo e di oggi, le due ascelle discorrono di come sono cambiate le cose, di come non ci sia poi più così tanta differenza tra chi sta da una parte e chi dall’altra. Di come l’angelo e il diavolo si siano un po’ edulcorati e accanto agli amanti della versione “naturale” o “depilata” si sia aggiunto anche il terzo genere: l’hipster.

Disegni Ilaria Urbinati

Disegni Ilaria Urbinati

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