Storia di una copertina #chemimportachetufaccialabrava

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Ormai è noto, anche perchè non ne ho fatto mistero, sto per pubblicare un libro (cos’è che augurava Dante ai superbi? Un masso sulla schiena? O quello era Obelix?). Il titolo è un verso di Baudelaire che mi sembrava si addicesse benissimo alla protagonista, preso da Madrigal Triste: “Che m’importa che tu faccia la brava. Sii bella. E sii triste.“. Consigliommi mio fratello, il vero spacciatore di spunti geniali in famiglia. Ma non è di questo che volevo parlare. In realtà volevo raccontare della genesi della copertina.

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Dimmi di sì. Capitolo I

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Era difficile per Maristella ogni volta incastrare la gamba destra tra il bidet e il box doccia. Quello spazio così ristretto che un idraulico sconsiderato aveva lasciato tra i sanitari del bagno dopo l’ultimo intervento di ristrutturazione voluto dalla padrona di casa, la costringeva sempre a sedersi un po’ di lato. Quando si lavava non le dava granché fastidio, se non che vista dall’alto veniva meno la simmetria tra le sue cosce divaricate, la vasca di ceramica e i rubinetti dell’acqua.

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Attrazione è saper usare bene la lingua.

Pyrex mi ha chiesto cos’è l’attrazione. Da quando una pentola fa domande così impertinenti? Ebbene, da quando può scegliersi con che manico accompagnarsi.

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Ma veniamo a noi. Sono giorni che penso all’attrazione e a questo post, e dopo aver scartato tutto quanto mi avrebbe fatto sembrare la classica Milf, eccomi qui con una risposta degna di una quarantenne – e quante ne abbiamo viste – che ha sempre esibito il cervello prima delle tette.

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Scripta manent.

A volte mi imbatto in miei scritti di anni fa e mi capita di non ritrovarmici. Mi riconosco emotivamente, ma non sempre sintatticamente. Forse è vero che quando il daimon ti possiede non sei che il tramite. Questo di tanti anni fa lo avevo registrato come “6 maggio”, indicazione di tempo, ma anche di stato, credo. Essere maggio è un grande traguardo, ora come allora.

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Sei convinta di essere proprio come sei? Ogni volta che senti stridere l’immagine che dai all’esterno con quella che si impossessa di te in certe occasioni, si alza il dubbio e ti schiaccia. È bastato il solito contrattempo e sei cambiata. Quella risposta non era rivolta alla cameriera, ma sicuramente alla distonia che si è creata fra te e il mondo, complice anch’esso coi suoi scatti asincroni. Cosa ti manca per essere alchimista di situazioni impreviste? Cosa ci vuole per trasformare con un solo sguardo quel salto inutile fra ciò che sei e ciò che potresti evitare di essere? Intanto il sonno del tuo gatto ti ricorda che per lasciare fuori dalla porta la realtà è sufficiente acciambellarsi su se stessi e farsi accarezzare. Anche se il silenzio dovuto alla domesticità ritrovata, dopo le scorribande tra fili d’erba e lucertole gardesane, un po’ ti inquieta. Lo specchio della verità siamo noi e non il contrario. Ora arriva Davide e la verità sarà nei suoi occhi e sulla tua pelle. Non riflettere. Guarda.