Istanbul, Costantinopoli o Bisanzio?

Ormai tutti sanno che sono incinta. In barba a secoli di superstizioni non ho aspettato i canonici tre mesi per annunciarlo al mondo. La sera stessa in cui febbricitante sono tornatra a casa e l’ho comunicato al mio fidanzato, sono partiti mms a amici e parenti con la foto del test di gravidanza, dove le due linee rosse verticali, come due torri gemelle redivive, parlavano della loro potenza annunciando allo stesso tempo la tragedia.

IMG_1127Mio padre un giorno mi disse “la vecchiaia è organizzazione” e la trovai una frase perfetta. Posso dire che anche la gravidanza per una libera professionista che vuole continuare a fare il suo lavoro è un po’ la stessa cosa. Così, appena mi sono rimessa in piedi dall’influenza, ho voluto subito sperimentare uno strumento che col tempo, nelle mie condizioni, mi sarebbe certamente servito per raggiungere gli scrittori e far loro l’intervista: Skype. Questo perchè a Radio24 non piace che la voce del compagno di viaggio sia filtrata dall’apparecchio telefonico, loro vogliono far sentire nel programma ogni sfumatura della chiacchierata come se io, e di conseguenza gli ascoltatori, fossimo proprio lì, con lui o lei. E allora decido che è tempo di ritornare a Istanbul e ci vado con Marta Ottaviani che da anni vive lì. E’ suo infatti il libro che prima di partire per il mio weekend turco ho acquistato in libreria. E’ stato un po’ come se fosse stato lui a chiamarmi, col suo titolo ruffiano “cose da turchi“. Del resto se dico “turco” quante associazioni vengono in mente. Bestemmiare e fumare come un turco, mamma li turchi, parlo turco? Insomma, “cose da turchi” è solo una delle possibilità. E allora do a Marta un appuntamento su Skype, la tecnologia è una buona compagna in queste occasioni. Quando le dico qual è il mio nome un po’ mi vergogno visto che è un poco professionale Lamor, ma lei mi tranquillizza rispondendomi con un “Teodora di Bisanzio” da far accapponare la pelle.

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Siamo pronti per partire. Mi faccio una tazza di tè e la chiamo. Lei mi risponde dal suo ufficio con vista sul Bosforo e così penso subito a quell’insenatura d’acqua che separa Asia e Europa, Occidente e Oriente e a quanto letto nel suo libro che per la gente di Istanbul, il Bosforo, è la voce della vecchia Costantinopoli dove si va a pescare, passeggiare, piangere e amare e al detto popolare che dice che “se vai sul Bosforo quando sei triste e guardi la corrente, quella prende i tuoi dispiaceri e se li porta via, fino al Mar Nero”. E a proposito di Bosforo ripenso a quanto accaduto dopo aver fatto la classica gita in barca, una volta arrivati al porto di Eminonu.

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Lì infatti ho avuto l’esperienza culinaria più incredibile e gliene parlo, non senza avvertire un aumento della salivazione. Sarà anche il mio stato, ma quando si tratta di buon cibo, non resisto. In quell’occasione si trattava di un semplicissimo -mai aggettivo è stato meno azzeccato- trancio di pane imbottito con della verdura e delle specie di sarde grigliate su barconi scenografici, servito da altrettanto scenografici personaggi. Addentando quei pochi ingredienti mi sono sentita attarversata da 25 secoli di storia e ho visto Costantinopoli, Bisanzio e Istanbul tutte insieme nel boccone perfetto.

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E già che si parla di cibo, Marta che mi vede con la mia tazza di tè fumante in mano, mi chiede se ho apprezzato anche il tè turco, o meglio, il Cay. Mi svela inoltre, cosa che non sapevo, che viene coltivato nella provincia di Trabzon sul Mar Nero e che essendo ormai diventato bevanda nazionale, la produzione non è sufficiente se non per un uso interno. Perciò niente tè turco fuori dai confini. E va bene anche così, penso, in fondo il piacere di vedersi arrivare dopo pranzo, dopo cena e nelle pause del pomeriggio quel bicchierino aggrazziato con due zollette di zucchero, sempre e solo due, non una di più non una di meno, non avrebbe la stessa intensità lontano da quell’atmosfera.

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Dopo il cibo la chiacchierata con Marta si sposta sulla gente e soprattutto sulle donne, tutte molto belle, curate, femminili e piene di Botox, dice lei. Io ne ricordo una in particolare in un locale nel quartiere Beyoglu, una sera che siamo andati a sentire della musica. La ricordo danzare con queste mani lunghe, un corpo incredibile accarezzato da un abito di seta colorata e uno sguardo scuro e magnetico. Quando mi sono accorta che lo stesso effetto che faceva su di me, lo faceva anche sul mio fidanzato, ovviamente, beh, non sono riuscita a infastidirmi, anzi, ho provato una grande soddisfazione nel pensare che in fondo io e creature come lei apparteniamo allo stesso genere. Certo, se il mio fidanzato a fine serata fosse andato a casa con lei, forse mi sarebbero girate le scatole. Ma mi è andata bene.

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Confucio dice “quando arrivi in un posto e vuoi comprenderlo, ascolta la muisca che vi si suona”, a Istanbul vale anche per la lingua. Incomprensibile, è turco, ma grazie a Mustafa Kemal Ataturk è almeno leggibile. E’ lui che ha cercato di europeizzare la Turchia anche dal puto di vista linguistico, sostituendo i caratteri arabi con l’alfabeto latino. E Marta mi racconta che anche dopo circa 80 anni dalla sua morte è considerato il padre di tutti i turchi e a novembre per ricordare l’anniversario del trapasso del grande statista la nazione alle 9.05 si ferma per un minuto. Radio e tv smettono di trasmettere, la gente smette di lavorare e tutti sull’attenti per un minuto per poi tornare alla propria quotidianità.

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Il mio tè è finito, guardo l’orologio sul monitor del computer e vedo che è passata già una mezz’ora da quando siamo partite. E’ tempo anche per noi di tornare alla nostra quotidianità. Così saluto Marta, la ringrazio sperando di vederla presto per bere un Cay insieme con vista sul Bosforo. Mi ritrovo nella mia casa a Pavia e penso che per congedarmi da questa città mi ci vuole ancora qualcosa. Così vado nella mia libreria e cerco Costantinopoli di Edmondo De Amicis. Lo apro e leggo un passo che avevo sottolineato a suo tempo: “è una bellezza universale e sovrana, dinnanzi alla quale il poeta e l’archeologo, l’ambasciatore e il negoziante, la principessa e il marinaio, il figlio del settentrione e il figlio del mezzogiorno tutti hanno messo un grido di maraviglia. E’ il più bel luogo della Terra a giudizio di tutta la Terra.”

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