Buona pasqua e buonanotte.

Quest’anno la Pasqua è bassa e, qualcuno ha detto, giuro l’ho sentito io, viene di domenica. Comunque sia il 31 di marzo, fra qualche giorno, sarà l’eccidio delle uova di cioccolato e la tumulazione nei nostri stomaci cristiani di teneri agnelli, che non hanno nessuna speranza di risorgere come l’uomo in nome del quale vengono uccisi. Ma questa è un’altra storia.

Qualche giorno fa sono stata sul Lago di Garda dai miei. Un posto che vale davvero la pena visitare ogni tanto, a maggior ragione se non ci sei nata, come me. L’immensità del paesaggio ti riconcilia con tutte le brutture del mondo.

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Durante una passeggiata in bicicletta mi imbatto in un gregge. Due giovani pecore attirano subito la mia attenzione tant’è che le fotografo. Non solo perché il pensiero è andato alla fine che avrebbero fatto di lì a poco, vestite di limone e rosmarino, e quindi ho sentito la necessità di immortalarle nelle loro ultime ore, ma ho avuto la sensazione che mi stessero chiedendo di fare due chiacchiere. Così, abbandonata la bicicletta sopra l’erba in un’immagine battistiana da fare venire i brividi, mi sono seduta loro accanto e ho prestato orecchio. I belati hanno preso piano piano forma e significato. Ho cominciato ad intendere parole e quelle parole mi chiedevano se avessi mai sentito parlare del gregge onirico. Cosa sarà mai, esclamai, stando attenta che intorno non ci fosse anima che potesse vedermi parlare con degli ovini. E le due proseguirono, sicuramente ignare dell’imminenza della Pasqua, a dissertare del loro futuro. In cuor loro speravano di diventare un giorno pecorelle della buonanotte. Subito pensai a quante volte ero ricorsa anch’io all’espediente vecchio come il mondo di contare le pecore per prendere sonno. Mi spiegarono che c’erano annualmente delle selezioni durissime da passare, dove una giuria valutava la capacità del candidato nel saltare una staccionata. Una maglietta con il numero era l’unico costume di scena. Da 1 a 100, le fortunate che venivano chiamate, si mettevano in fila e saltavano a turno l’ostacolo, cadenzate dal conteggio dell’insonne. Mi dissero anche che avevano sentito di un casting nei prossimi giorni proprio nei dintorni e erano tutte emozionate all’idea di parteciparvi. Poi un tonfo. Il gomito sul quale avevo appoggiato il mento aveva ceduto e la mia faccia era finita sull’erba. Mi sono svegliata di soprassalto.

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Da quel giorno però non faccio che pensare alla fine che faranno tutti quegli agnelli col sogno di entrare nel mondo dello spettacolo come sonnifero dell’umanità, vittime degli emuli di Erode in salsa “socialmente accettabile”. Buona Pasqua a tutti e buonanotte.

Questo articolo è stato pubblicato anche su bigodino.it

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