Buon compleanno #Cicciolina.

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Senza scomodare grandi filosofi come Schopenhauer, per il quale l’istinto sessuale esprime la volontà della specie di proseguire la sua esistenza, o Nietzsche che considera la sessualità il presupposto della vita, mi occuperò di una porzione di storia italiana, attraverso la donna che il destino ha scelto come incarnazione trasgressiva di quell’istinto che alberga in ognuno di noi

È il 26 novembre del 1951 quando a Budapest, in una famiglia come tante, si sente un vagito. È Elena Anna, o per tutti, Ilona Staller. Il padre è funzionario di stato, lavora per il ministero dell’Interno, la madre fa l’ostetrica. Due professioni che segneranno la vita della neonata, come la segnerà la storia del suo paese.

L’Ungheria dopo la seconda guerra mondiale è sotto l’area di influenza sovietica e nel 1956, proprio a Budapest, scoppia la rivolta. Comincia il 23 ottobre con una pacifica manifestazione di studenti. Nel giro di pochi giorni, milioni di ungheresi si uniscono, fino al 4 novembre dello stesso anno quando, alle 4 del mattino, 15 divisioni corazzate sovietiche con 6000 carri armati entrano in Ungheria per sedare i rivoltosi, provocando la morte di migliaia di persone. Ilona, che all’epoca ha solo cinque anni, ricorda quell’evento e ricorda soprattutto la madre che prende per mano lei e i suoi fratelli, per portarli velocemente al riparo in una specie di bunker sotto casa.

Conoscere e vivere la politica, per chi è figlia di un funzionario di stato in un paese come l’Ungheria in quel periodo, è inevitabile. Allo stesso modo però la piccola Ilona si interessa al mestiere della madre, quello di far nascere figli. Non si parla di cicogne in casa Staller. C’è al contrario una naturale dimestichezza con tutto ciò che ha a che fare con la riproduzione e la nascita.

Ilona fin da bambina è bella, dolce. Le piace mettersi dei fiocchi tra i capelli biondi perché le sembra di volare via, come dice lei.Ed è così che infatti la sua famiglia normale, la sua vita normale, ad un certo punto le vanno strette. Inizia a studiare danza e pianoforte, ma presto si rende conto che il vero strumento sul quale fare pratica per creare la sua arte è il suo stesso corpo. Ancora adolescente, di una bellezza acerba e intrigante, viene incoronata Miss Ungheria ed entra così a far parte della più grande agenzia di modelle di Budapest, la MIT. Raggiunta la maggiore età la parola d’ordine, ormai, è trasgressione.

Trasgredire le regole, ribellarsi al conformismo, questo vuole fare Ilona, per lasciare un segno. Così nel 1972, a poco più di vent’anni, si trasferisce in Italia, il paese che lei sente il luogo ideale dove completare la sua missione. Lasciapassare per la cittadinanza italiana, un matrimonio con un uomo di venticinque anni più vecchio dal quale si separerà presto.

Fare la modella è semplice per lei. La sua bellezza, la sua malizia, la sua determinazione la fanno sentire a suo agio di fronte all’obiettivo. La pornografia è ancora lontana, la conosce a malapena perché dove è cresciuta nemmeno esiste. Comincia però a farsi strada l’idea che trasgredire debba comprendere per forza una scelta importante. All’inizio decide di puntare sulla carriera cominciata nel suo paese, quella della modella. Si presenta in tutte le agenzie di Milano e non ha difficoltà nel farsi selezionare. Posa per la pubblicità di grandi marchi come Wella, Superga, Cirio. Ma è il cinema che vuole fare.

Così una grigia mattina della metà degli anni Settanta, parte alla volta di Roma. Con lei solo una valigia con qualche abitino, rigorosamente corto e dalle tonalità pastello, un po’ di nastri e fiocchetti per adornarsi il capo e in borsetta l’immancabile rossetto color ciliegia. Non perde occasione per guardarsi se sulle labbra ce n’è a sufficienza, nelle vetrine dei negozi, nel lucido acciaio del cucchiaino del caffè, nei vetri scuri delle auto blu che affollano la capitale. Quasi come una pennellata impressionista sfuggita all’interno di un quadro rinascimentale, la sua impazienza nei confronti della vita passa anche e soprattutto attraverso la sua bocca pitturata di rosso.

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Rimedia piccole parti in film di grandi registi, come Cuore di cane di Lattuada,ma la vera rivoluzione arriva con la radio. Sembra strano per una ragazza che vuole fare del suo corpo la sua forza, la sua arma di trasgressione, imporsi con un mezzo dove il corpo è bandito. Eppure. A chi le chiede se la sua voce così sexy sia un fatto naturale oppure un fatto studiato, lei risponde con candore: «È naturale, sono sempre stata così».

La sua voce è sexy, eccome se lo è. La sua voce ha un corpo, e che corpo. La radio è forse il mezzo più potente per lasciare spazio all’immaginazione, ingrediente fondamentale se si parla di trasgressione.

«Un giorno, quando ancora facevo il cinema» rammenta lei -«è venuto Riccardino, un mio carissimo amico fotografo dell’epoca in cui facevo la fotomodella, e mi ha portata alla radio, chiedendomi se volevo provare a fare una trasmissione sexy. Eravamo le primissime persone che incominciavano a fare cose di quel genere.»

L’amico fotografo cui si riferisce Ilona è Riccardo Schicchi. Con lui nasce la trasmissione radiofonica Voulez-vous coucher avec moi a Radio Luna. La trasmissione, dal contenuto erotico, va in onda di notte e l’inizio è sempre lo stesso: «Cicciolino? Vuoi venire a letto con me? Sì, hai capito bene, con la tua dolce dolce Ilona».

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Voulez-vous coucher avec moi ha naturalmente un successo incredibile. Questa giovanissima ragazza bionda, eterea, di una bellezza adolescenziale, che parla alla radio di sesso come una bambina, infarcendo le sue frasi sussurrate e mugolate con vezzeggiativi e diminutivi, è una potenza. Si rivolge agli ascoltatori chiamandoli cicciolini. Tutti parlano di lei, conquista le prime pagine dei giornali, scomoda grandi giornalisti e opinionisti, è un fenomeno di costume. È nata Cicciolina.

Cicciolina non abbandona il cinema ovviamente, anzi vi ritorna con la popolarità acquisita attraverso la radio, grazie anche alla sapiente regia dell’inseparabile Riccardo Schicchi, che ormai è anche suo compagno. Uno dei film dove compare Vizi privati e pubbliche virtù del regista ungherese Miklos Jancsó, viene presentato nel 1976 a Cannes, suscitando numerose polemiche. Ormai il sesso associato alla sua immagine d’angelo biondo, con coroncine di fiori sul capo e l’immancabile orsacchiotto di peluche, è il suo modo di comunicare col mondo. Il sesso per Cicciolina è amore, il sesso è procreazione come le ha insegnato la madre quindi è un dono divino, ma il sesso è anche il modo per combattere il conservatorismo sociale, soprattutto in un paese come l’Italia. La strada delle pornografia è quindi una specie di ricerca verso la verità ultima del corpo, della gente, della società.

Ilona diventa pornostar un po’ per sfida e un po’ per curiosità perché vuole vedere cosa succede ad aprire «la porta della pornografia». L’anticamera sono i primi spettacoli live in discoteca, dove si mostra completamente nuda. Il suo corpo senza veli è l’evidenza di una donna che vive la sua fisicità senza pudore, nonché la rivendicazione dell’assoluta matrice naturale del desiderio sessuale. Il desiderio per Cicciolina significa vita. Il desiderio è la moneta di scambio che la natura ci ha fornito e che quindi dobbiamo onorare, attraverso un eros solare, consapevole, anche se ostentato. Cicciolina ne è sempre più convinta e le reazioni del suo pubblico le fanno credere di aver imboccato la strada giusta. Alla fine degli anni Settanta approda anche al piccolo schermo. È la volta della Rai con un programma dal titolo C’era due volte, dove Ilona, ormai per tutti Cicciolina, danza e canta coperta solo di veli.

Il suo è uno dei pochi seni nudi che compaiono in televisione. Un seno mostrato con candore, col suo fare da Lolita, che ha l’ardire di scioccare, ma solo fino a un certo punto. La sua immagine è così rarefatta, diafana, come la sua voce, così soffice, che viene difficile associarla a qualcosa di sporco. Anzi, quel seno, che farà capolino a ogni sua apparizione pubblica anche in futuro, tenuto delicatamente con la mano, in un gesto quasi materno di chi vuole nutrire e non scandalizzare, ricorda tanto quello della Fornarina nel quadro di Raffaello.

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Cicciolina è l’inconscio con la sua invadenza e la sua illogicità, rappresenta tutte le repressioni, le paure, le proibizioni con le quali ognuno deve fare i conti prima o poi. Cicciolina è una specie di sogno che pesca nell’infanzia del genere umano. Il suo percorso nel frattempo si sta delineando sempre più preciso. Cinema, spettacoli live, radio, tv, musica. Cicciolina canta, cioè usa la sua voce su delle note musicali. Nel ’79 persino Ennio Morricone compone una canzone per lei, colonna sonora di un film destinato solo al mercato giapponese.

Nel 1983 fonda Diva Futura, insieme a Riccardo Schicchi, la prima agenzia di casting e produzione in Italia specializzata in pornografia, dalla quale usciranno pornostar come Moana Pozzi e Eva Henger. Negli anni Ottanta si fanno più frequenti le collaborazioni con altre pornostar dell’epoca, tra tutte proprio Moana Pozzi, della quale è molto amica, a dispetto dei maligni che le vogliono rivali.

Nel frattempo i film cominciano a farsi più hard,Cicciolina vuole spingere sull’acceleratore, vuole provare tutto. Così compare in lei anche l’idea di incidere sulla società, sulle persone, sulla storia passando attraverso un altro genere di esibizione, ma soprattutto prendendo spunto dalla sua storia personale e familiare. Come dice lei «Non è che ho scelto di fare la politica. Io ho sempre fatto la politica».

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Ecco, la politica, la cosa pubblica, dare una veste istituzionale alle sue idee di rivoluzione e libertà. Comincia tutto alle elezioni siciliane del 1981 con la Lista del Sole, un partito a metà tra il Partito radicale e i Verdi che, come dichiara la stessa Cicciolina, parlava di sessuologia, di libertà sessuale, di natura ed era contro le centrali nucleari.

Ma qualcosa non va per il verso giusto in quella prima candidatura. Nonostante questo Ilona vuole fare politica. Ricorda il padre, ricorda la sua Ungheria, ricorda i carri armati russi che da bambina l’hanno segnata. La sua sembra ormai una missione. Non perde occasione negli spazi a lei concessi per intervenire sui temi di attualità e di politica; ce l’ha nel sangue.

Fino a dichiarare, senza paura, che se vogliamo davvero parlare di pornografia ce n’è tanta nei nostri parlamenti, come per esempio la vendita di armi o la mafia.

Verso la fine degli anni Ottanta l’Italia è finalmente pronta. La stranezza del suo sistema politico si condensa tutta nella presentazione delle liste per le politiche del 1987. Nel Partito radicale c’è Ilona Staller. Si fanno proseliti nelle piazze e la sua carnalità mista all’innocenza del linguaggio, degli abiti, dei “bacini, bacini” mandati alla gente che la segue, coinvolge tutti al di là del pubblico delle luci rosse. I tempi sono maturi. La campagna elettorale è tra le più allucinate che l’Italia conosca. La biondina con la fascetta in testa, il rossetto color ciliegia e l’orsacchiotto, compare a fianco di Marco Pannella nelle tv invitando i “cicciolini”, come li chiama lei, a votarla.

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Ilona mostra il seno come rito propiziatorio a ogni intervento pubblico, esibito davanti ai fotografi che si accalcano per cogliere quell’immagine di una nuova Italia, che diverte, scandalizza, ma soprattutto fa riflettere. Il magnetismo del sesso viene portato in Parlamento, attraverso la provocazione del Partito radicale e la candidatura di una pornostar tra le sue fila. Tutti ne parlano. Cicciolina è la quintessenza del peccato con tutta la sua forza mitica. Dacia Maraini scriverà: «La straordinaria carica simbolica del personaggio Staller stava proprio nella sua capacità di portare alle estreme conseguenze le regole del gioco rendendole esplosive e provocatorie».

Cicciolina ottiene 19.886 voti di preferenza, seconda solo al leader Marco Pannella. Una bizzarria tutta italiana, la rappresentante del sesso proibito entra nella gestione della vita pubblica di un paese. Ne farà persino una canzone che si intitola proprio Political woman, costruita con una voce maschile che irrompe facendo dell’ironia sulla vita in Parlamento tra una strofa e l’altra sussurrata, molto più che cantata, dalla Staller: «Onorevole lei si vuole fare pubblicità, quella ce la possiamo fare solo noi. Onorevole lei è pericolosa, sembra più oscena di noi. Onorevole lei prende troppo spazio sui giornali, quello spazio lo vogliamo tutto per noi. Onorevole non faccia buone azioni, quelle le facciamo per finta solo noi».

Il progetto di vita di Cicciolina si sta delineando, superando anche le sue stesse aspettative, probabilmente. Il destino l’ha scelta come emblema delle magagne di un periodo storico, è una specie di spirito sceso in terra per riscattare l’umanità dalle sue brutture, catalizzando sul suo corpo di donna i mostri di ognuno noi. Se le paure hanno un volto è più facile combatterle. E le paure dell’Italia quel 1987 hanno un volto, un corpo e un nome d’arte: Cicciolina. I festeggiamenti per la sua elezione hanno il sapore di una festa dionisiaca di massa. Non poteva essere diversamente.

Il suo primo giorno di lavoro alla Camera coincide con una giornata afosa dell’estate romana. L’onorevole Cicciolina sa che non può deludere i quasi ventimila italiani che l’hanno scelta, e decide di essere puntualissima. Prima di uscire di casa passa in rassegna il guardaroba, deve mantenere la sua personalità, ma deve anche adattarsi al nuovo ruolo, proprio per questo decide innanzitutto di abbandonare qualunque traccia di malizia infantile, raccogliendosi i capelli senza aggiungere coroncine di fiori.

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Tra un miniabito stretch color avorio e un pantacollant di lurex da abbinare ad un top di garza, opta invece per un abito verde castigato, gonna decisamente sotto al ginocchio dalla quale spuntano delle virginali calze bianche. Alle mani dei leziosi guanti di pizzo altrettanto candidi. Sorride a tutti, con quella bocca grande, generosa e rossa. Su di lei ci sono tutti i colori nazionali perché lei, in quel momento, si sente l’Italia.  

Fellini è scavalcato da una realtà così felliniana e scrive in un articolo al riguardo: «Cicciolina è un sogno della società italiana, qualcosa di profondo che affiora involontariamente e con cui si devono fare i conti. Ilona Staller in Parlamento è una situazione del sogno come radiografia di qualcosa di non risolto, come smania buia che agita in sé contenuti profondi allarmanti».

Sarebbero bastati quattro, cinque anni e la prima Repubblica avrebbe vacillato, da quel primo segnale dato dall’elezione di una pornostar, l’Italia dei partiti si sarebbe sgretolata. Quel sogno di cui parla Fellini, a chi l’avesse saputo decifrare, segno divinatorio di un futuro prossimo, avrebbe detto probabilmente molto più di un semplice scandalo, l’ennesimo nel Belpaese, un paese che ha certamente altro cui pensare. Anche perché il suo petto nudo messo in mostra in campagna elettorale, sembra essere l’unica cosa concreta. Cicciolina si fa un’intera legislatura, dall’87 al ’92.

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(riadattamento di un mio racconto contenuto in “Destini Incrociati” – Cairo Editore)

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