London calling con Enrico Franceschini.

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Il prossimo weekend sarò a Londra. Così mi sono andata a rileggere l’intervista fatta anni fa a Enrico Franceschini che ritiene Londra la donna, o meglio, la città della sua vita. Chissà che non ci trovi stimoli per vederla con occhi nuovi.

“Ci si innamora di una città come ci si innamora di una donna, o come ci si innamora di un uomo perchè le città non hanno un sesso, il sesso dipende da chi le guarda. Io mi sono innamorato di tante città in vita mia perchè ho avuto la fortuna, come giornalista, di girare il mondo e di vivere sempre all’estero. Per lunghi periodi mi sono innamorato di New York, ma è facile -colpo di fulmine- i grattacieli di Manhattan. Mi sono innamorato di Mosca, sono arrivato sulla Piazza Rossa una sera d’estate, ho visto le cupole di San Basilio colorate, le stelle rosse sulle cime del Cremlino: innamorato. Mi sono innamorato -colpo di fulmine- di Gerusalemme perchè ci vuole un cuore di pietra per non innamorarsi di Gerusalemme quando vedi le mura della città vecchia sullo sfondo di questo cielo incredibile.”

Non male come inizio. Innamorarsi di una città è come innamorarsi di una donna o di un uomo. Enrico mi dice che è in Italia per la presentazione del suo libro “Londra Babilonia” e con il suo fiume di parole mi sta portando proprio là, nella città in cui anch’io come lui, mi sento a casa.

Mi viene in mente una frase del suo libro sul fatto di sentirsi un po’ meno estranei in una città come Londra rispetto a come ci si sente per esempio se si va in America, perché il nuovo arrivato qui “prova la piacevole sensazione di essere a casa senza veramente esserci, con tutto il vantaggio di vivere all’estero senza i morsi della nostalgia”.

Benjamin Disraeli, un primo ministro britannico, ha detto una frase che Franceschini non manca di scrivere nel libro e di ricordarmi anche a voce “chi è stanco di Londra è stanco della vita”. E io che ci vado almeno una volta all’anno mi sento totalmente d’accordo.

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Ma proseguiamo il viaggio con Enrico che sta cercando di farmi vedere i lati inaspettati di questa città che tutti conoscono in un modo o in un altro. E comincia col farmi una radiografia precisa della tribù italiana che vive lì e che lui divide in due categorie. Gli anglomani, quelli che tentano invano di diventare inglesi e poi c’è l’altra specie che lui chiama italo-trash, italo-spazzatura. Sono italiani che vivono a Chelsea e South Kensington, mi spiega, i quartieri più chic di Londra. Di solito il marito è un banchiere, di solito la moglie non lavora e si dedica alla beneficenza e allo shopping oltre che ad andare in palestra. Hanno case magnifiche, vestono magnificamente, ci sanno fare, sanno vivere insomma. La spazzatura allora dove sta, gli chiedo? Sta che quando gli inglesi li guardano li trovano comici perchè questi vivono lì esattamente come se fossero ancora in Italia, in una sorta di ghetto dorato.

È il momento di avere da Franceschini qualche istruzione per l’uso.

La prima è che Londra ha un clima meno brutto di come lo si dipinge in Italia. È vero che ha fondamentalmente solo due stagioni, l’autunno e la primavera. Non ha l’inverno perchè con un giaccone si fa l’inverno tranne rarissimi casi. Non ha l’estate perchè più di 22/23°, escluse sempre le eccezioni, non ci sono mai. La seconda è che non ci sono tutte le brutte cose che ci aspettiamo: non c’è la nebbia e non c’è più il fumo di Londra. Infine piove sì è vero, ma molto meno di quello che ci si aspetterebbe perchè, più che piovere, viene giù il drizzle, una parolina che si deve imparare, precisa Enrico, che vuol dire “pioggerellina fine fine”. Pochissima gente usa l’ombrello perchè questa pioggia non dà fastidio.

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Enrico mi consiglia poi tre posti da vedere un po’ fuori dai soliti circuiti: uno è l’east-end che è un po’ quello che a New York è il Greenwich Village o meglio ancora l’east Village di Manhattan, quindi il quartiere più vivace. Un altro posto che può essere interessante vedere è Clerkenwell road che è la strada della Little Italy dove arrivarono i primi immigrati.

La terza è Primrose Hill, “la collina delle primule”, ribattezzata dai media inglesi “la collina delle promiscuità perchè è abitata da molti vip. Lì c’è un parchetto piccolino che si chiama appunto Primrose Hill Park, che ha una collina e questa collina è la più alta di Londra e sopra questa collina c’è un osservatorio da dove si vede tutta la città. È l’unico posto da cui si vede tutta Londra fino al fiume e quindi, se c’è una bella giornata di sole, è il giorno giusto per andarci.

Conclude con tre cose da fare. Vedere un musical, fatto. Andare ad un concerto alla Royal Albert Hall, fatto. E infine Enrico mi dice che se mi capita di essere a Londra nella metà di giugno non mi devo perdere l’occasione di andare a vedere un’altra grandissima tradizione che è Wimbledon. Questo effettivamente mi manca. Non importa vedere le grandi partite o le semifinali, di Wimbledon è bellissimo l’impianto, prosegue, il posto, la quantità di bar e di caffè dove si mangiano le cose classiche di Wimbledon come le fragole con la panna.

È vero. Fragole e Pimms per due settimane. Una bevanda a base di gin, il Pimms appunto, e 27 mila chili di fragole, il pranzo preferito dei londinesi che seguono sul campo il torneo di Wimbledon. La tradizione dura praticamente da quando è nato il torneo. La prossima volta non mancherò, e voi? Perchè se Londra chiama, non resta che rispondere.

 

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