London calling con Enrico Franceschini.

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Il prossimo weekend sarò a Londra. Così mi sono andata a rileggere l’intervista fatta anni fa a Enrico Franceschini che ritiene Londra la donna, o meglio, la città della sua vita. Chissà che non ci trovi stimoli per vederla con occhi nuovi.

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Elio Fiorucci. Una terapia d’amore lunga quasi mezzo secolo.

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Ci sono luoghi che fanno stare bene, in cui la geografia degli oggetti si mescola alla geografia dell’anima emanando un effetto taumaturgico. E come per Audrey Hepburn nella celebre pellicola del 1961 di Blake Edwards, questo luogo è Tiffany, un negozio, così sarà per i protagonisti di questa storia, un negozio, o meglio, una nuova idea di negozio intorno alla quale gravitano molti destini.

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Siate meno zelanti in viaggio.

In un post di qualche giorno fa su bigodino.it parlavo dell’amara scoperta di me bambina dell’assenza di bidet in alcune grandi città del nord Europa, tra queste Londra. Viaggio che ancora ricordo quello nella capitale inglese, al di là della difficoltà di avere un’igiene intima adeguata, perchè quella era la prima volta che prendevo un aereo.

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All’andata ero accompagnata da mia sorella, al ritorno, ahimè, lei si sarebbe fermata per studio e io mi sarei dovuta imbarcare da sola. Sì, da sola. A pensarci ora mi vengono i brividi, ma in fondo le indicazioni erano state chiare una volta accompagnata all’imbarco: individua degli italiani che capisci prenderanno il tuo stesso volo e seguili. Volavo su Milano, o almeno così era scritto sul biglietto. Peccato che per nebbia poi ci abbiano fatto atterrare in un altro aeroporto del nord, mi pare fosse Genova. Beh, è stato solo l’inizio di una serie di assurdità che mi sono capitate in viaggio per e da Londra. Una volta è stato l’anno della perdita del bagaglio. Avevo 15 anni e tutti i vestiti più cari erano in quella valigia. Una tragedia. Poi l’anno del volo con scalo, perchè era il più economico, solo che per arrivare a Milano mi facevano fare prima una puntatina a Pisa. Quella compagnia aerea dopo qualche anno ha chiuso. Ma dai? Poi un anno ho deciso di arrivare a Venezia perchè un mio fidanzato mi sarebbe venuto a prendere là. L’emozione di vedere l’acqua che si avvicina al carello che è già sceso e che poi improvvisamente trova terra, beh, indescrivibile. E quando mi hanno fatto pagare un extra per il bagaglio, che era grosso lo ammetto, ma che era pari al costo del mio biglietto? Tanto valeva portarmi qualcuno a casa insieme alla valigia.

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Ma la cosa più divertente è stata quando ho cercato di seminare una chiave. Lì è cosa più recente ed era un volo per Londra che partiva da Roma, tanto per mescolare un po’ di più le carte. Sì, dovevo seminare una chiave. Era la chiave di casa di un grande amore ormai finito. Avevo pensato che lasciarla in arie internazionali sarebbe stata la giusta fine. Così, appena decollati, la faccio scivolare nel sedile, sotto al mio culo. Atterrati a Heathrow sento un signore che mi chiama “signorina, credo abbia perso questa” e mi porge la chiave. Maledizione. Me la sono tenuta in tasca per tutto il soggiorno londinese cercando di escogitare un altro rito catartico. E davanti a un tè e a una fetta di torta alla carota da Pret a Manger ecco la soluzione: l’avrei spedita in una busta senza mittente alla capitaneria di porto di Sanremo, dove io e il mio ormai ex ci eravamo incontrati la prima volta. Diabolico. E così ho fatto. Chissà cosa avranno pensato quelli che l’hanno aperta quella busta. Qualcuno forse non c’avrà dormito la notte. La colpa comunque è dell’eccesso di zelo di certi passeggeri.

La valigia di Derek Allen

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Il libro che in qualche modo racconta meglio l’Inghilterra sta a metà tra Arancia meccanica e Winnie the Pooh. Lì abbiamo i due estremi, lì in mezzo da qualche parte ci troviamo.” L’Inghilterra vista con gli occhi di un inglese che da vent’anni vive a Milano. Un’Inghilterra fatta di luoghi comuni come il cattivo tempo, ma anche di mostre d’arte, di gentilezza e cibo gustoso anche se poco salutare. Derek Allen, col suo immancabile humor, è il mio compagno di viaggio.