“Ich bin ein berliner” con Giuseppe Culicchia.

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Comincia oggi il Salone del libro di Torino e l’ospite d’onore è la Germania. Per l’occasione mi faccio riportare a Berlino da Giuseppe Culicchia, che quattro anni fa ormai, proprio in occasione di un Salone del Libro, mi aveva portato con sè la prima volta.

“Berlino era e tutto sommato rimane il cuore d’Europa, perchè senza Berlino non è possibile pensare all’Europa, perchè Berlino è una città che ha fatto la storia dell’Europa e perchè questa storia è ancora chiaramente visibile nelle sue forme, nelle sue carni, che sono ancora offese dalla storia.”

La sua prima volta a Berlino Culicchia se la ricorda bene. Purtroppo era dopo la caduta del muro. Ma quello che l’aveva colpito era stato vedere una città piena di vuoti. Erano le ferite della guerra che non erano ancora state rimarginate. E la Postdamer Platz era una landa desolata, non ancora invasa dagli edifici. Oggi come oggi la Potsdamer Platz è stata riempita. Ha passato un lungo periodo in cui era piena di gru e di operai, era il più grande cantiere d’Europa, forse del mondo ed attirava già solo per questo l’attenzione. A lui piace ricordarla in piena trasformazione quando era ancora vuota, come nelle parole del bibliotecario de Il Cielo sopra Berlino. Oggi gli sembra troppo piena. La sua eccezionalità era quella di ricordarci il ‘900, ricordarci un’epoca e le sue tragedie, e tutto questo, con il “riempimento”, è stato un po’ rimosso secondo Giuseppe.

Twenty years ago, on November 9, 1989, jubilant crowds celebrated the opening of border crossings along the Berlin Wall. To find out more about the Berlin Wall, please visit www.Germany.info/withoutwalls.  Copyright: Press and Information Office of the Federal Government of Germany.  (PRNewsFoto/German Embassy Washington, DC)

Twenty years ago, on November 9, 1989, jubilant crowds celebrated the opening of border crossings along the Berlin Wall. To find out more about the Berlin Wall, please visit http://www.Germany.info/withoutwalls. Copyright: Press and Information Office of the Federal Government of Germany. (PRNewsFoto/German Embassy Washington, DC)

“Se ripenso alla Berlino che ho visto la prima volta, con questi vuoti che si aprivano improvvisamente svoltando un angolo di strada, oggi trovare i vuoti diventa quasi una caccia al tesoro. Ce ne sono ancora alcuni soprattutto all’est, un pochino ancora al Mitte sulla Linen Strasse o lungo la Oranien Strasse e poi qualche cosa ancora a Friedrichshain, altro forse a Prenz Lauenberg, ma gli anni passano e i vuoti vengono riempiti”

Tra la malinconia dei vuoti che non ci sono più della Berlino di una volta e i pieni di un rinnovamento continuo che la rendono così vitale, continuiamo la visita.

“La Berlino di oggi è una Berlino vitale, molto piena di novità che si succedono, se uno manca da Berlino non dico per un anno, ma per un mese, ci ritorna e trova comunque sempre qualcosa che non aveva visto prima. Questo naturalmente è l’indice migliore della vitalità di una città, che non rinuncia ad interrogarsi sul suo passato e neanche sul suo futuro.”

Berlino, così carica di passato e oggi luogo dove costruire un futuro. Proseguo il viaggio con Giuseppe e mi rendo conto che Berlino è una città di milioni di abitanti, dove la sua storia si vive ad ogni angolo di strada, e è anche una città che a questi milioni di abitanti che vengono ormai da ogni parte del mondo per respirare un po’ di futuro, offre situazioni ambientali e culturali di grande sollievo.

Berlino nelle parole di Giuseppe Culicchia è anche la Berlino vista dalla parte dello scrittore. Per un Italiano è una cosa strana, mi dice, scoprire che qui chi va in libreria ad ascoltare un autore che presenta il suo libro e ne legge alcune pagine, paga un biglietto. Un biglietto dal prezzo assolutamente modico, che però viene corrisposto sia all’autore che sta lavorando a tutti gli effetti, sia alla libreria, come aiuto per sostenere le spese. Una forma di grande rispetto.

Arriva poi a farmi fare una riflessione sulla Germania che giro a voi. Qual è il vostro rapporto con la Germania e con i tedeschi in particolare? Il mio accompagnatore sostiene che l’amore dei tedeschi per il nostro Paese non è di certo corrisposto.

Allo stesso tempo, se penso a Berlino, penso anche al fatto che Berlino è una città dove, banalmente, si può ancora mangiare berlinese. Tante volte nelle nostre città si fa fatica a mangiare la cucina locale, a Berlino no, si trova ancora qualche piccolo posto, ad esempio il Gambrinus, che è un ristorantino all’angolo con l’Oranien Strasse e la Linen Strasse, frequentato per lo più da gente del quartiere, operai, ecc… dove si mangiano piatti della tradizione un po’ anche ibridati dalla tradizione russa, perchè ovviamente l’occupazione è stata lunga e si è fatta sentire anche dal punto di vista culinario.”

Ho visto quasi tutto ormai, ma Giuseppe mi dà la sua ultima indicazione.

Poi una cosa da non perdere probabilmente è il noleggio di una barca all’interno del Tiergaten, ci sono delle birrerie con annesso pontile dove si può noleggiare per pochi euro una piccola barca a remi e ci si può avventurare per i canali all’interno di questo polmone verde al centro della città, ci si può quasi perdere in questi canali e ci si può immaginare di essere in un’altra epoca, perchè anche lì il rumore delle auto è molto lontano. E poi vale la pena perdersi a Berlino, perchè soltanto perdendosi si ha la possibilità di imbattersi nelle innumerevoli bellezze che offre una città come Berlino.

La poesia di questa città e dello spirito che permea chi la visita, anche perdendosi, lo voglio affidare ai versi di un grande poeta tedesco: Rainer Maria Rilke. “Nessun vento è favorevole per chi non sa dove andare, ma per noi che sappiamo, anche la brezza sarà preziosa.”

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