Due sulla strada: io e Massimo Carlotto a Buenos Aires.

Massimo_Carlotto_in_Trento_2009_01

E la città, adesso, è come una mappa
delle mie umiliazioni e fallimenti;
da quella porta ho visto i tramonti
e davanti a quel marmo ho aspettato invano.
Qui l’incerto ieri e l’oggi diverso
mi hanno offerto i comuni casi
di ogni sorte umana; qui i miei passi
ordiscono il loro incalcolabile labirinto.
Qui la sera cenerognola aspetta
il frutto che le deve il mattino;
qui la mia ombra nella non meno vana
ombra finale si perderà, leggera.
Non ci unisce l’amore ma lo spavento;
sarà per questo che l’amo tanto.

Per chi non l’avesse riconosciuto è Jorge Luis Borges in una splendida poesia dedicata alla sua Buenos Aires. Oggi (cioè ormai 4 anni fa) sono a Buenos Aires con Massimo Carlotto. In occasione del Salone del libro di Torino mi piace ricordare quell’incontro con un grande scrittore italiano che mi ha portato nella capitale argentina.

Io credo che Buenos Aires sia una città veramente magica perchè è possibile fare una continua andata e ritorno rispetto alla memoria. Io vorrei raccontare Buenos Aires attraverso una strada che è Avenida di Rivadavia, la strada più lunga del Sud America che attraversa da Nord a Sud la città di Buenos Aires. Io l’ho percorsa molte volte, con molti mezzi, dall’autobus al taxi e ho fatto anche grandi pezzi a piedi, perchè lì c’è tutta Buenos Aires, è concentrata la memoria e è concentrato il presente”.

Visitare una città passando per una strada, l’Avenida Rivadavia che attraversa da nord a sud Buenos Aires, sembra interessante. In fondo è in strada che l’umanità si mostra all’altro nel suo evolversi. È la strada il nastro sul quale scorre il futuro. E la strada vede tutto, la strada è una presenza silenziosa, la strada è sinonimo di scambio, di apertura, la strada è l’unica scena sulla quale agiscono contemporaneamente tutti. La strada è occhi e cuore della gente. Ed è proprio lì che anche il mio cuore e i miei occhi si nutriranno oggi con le parole di Carlotto.

Il collante di tutta questa strada è il Tango, sembra una banalità, ma lo è. Perchè Buenos Aires è una città così vecchia che il Tango, per esempio di Osvaldo Pugliese, è squisitamente italiano. Gli Italiani sono andati lì e si sono inventati un blues, erano assolutamente traditi dal destino e così terribilmente tristi che si sono inventati un Blues a modo loro ed è venuto fuori il Tango. La musica è una contaminazione, ma i testi sono profondamente di origine italiana anche se sono cantati in spagnolo e questa è una cosa straordinaria. Ed è il collante di questa strada, nel senso che ovunque si sente questo tango che esce dalle case, e il fatto che questa strada non finisca mai dà il senso di una città che non finisce mai.”

Avenida Rivadavia è il nostro nastro trasportatore lungo il tempo, alla ricerca di un passato che è presente ovunque.

“E’ una città che non è mai riuscita a fare i conti con la propria storia e quindi è una città strapiena di contraddizioni e credo che l’effetto più evidente di tutto ciò sia che è la città del mondo con il maggior numero di psichiatri. Tu cammini per Avenida Rivadavia, alzi lo sguardo e continuamente si vede la targa che indica lo studio di uno psichiatra, è la via del mondo con il maggior numero di strizzacervelli e anche questo voglio dire, è un segno.

Mi racconta che in Avenida Rivadavia, durante la grande crisi che ha colpito l’Argentina, si è riscoperto un lato di solidarietà umana assolutamente straordinario, poiché si sono creati delle specie di ristoranti con prezzi simbolici, dove la gente del quartiere organizzava delle mense per chi non aveva soldi. Altra cosa incredibile è che, in Avenida Coriantes, la strada che ad un certo punto incontra Avenida Rivadavia, ci sia la miglior pizza del mondo, a detta di Carlotto. E quando gli chiedo perché, la risposta ci riporta subito a un passato che ci appartiene: perchè fanno la pizza ancora come la facevano una volta, mi dice, un altro modo di far lievitare la pasta per cominciare, insomma una pizza che noi in Italia non mangiamo più da un sacco di tempo. C’è addirittura un Palazzo della Pizza proprio nel paese dove la carne è la vera specialità, il che fa un po’ sorridere. Ma anche questo fa parte della stratificazione di storie, compresa quella italiana, che fanno Buenos Aires.

Il cibo è una parte importante di Buenos Aires, prosegue Massimo, così come il tango, ma anche la cultura, visto che su Avenida Coriantes, come mi spiega lui, ci sono librerie aperte 24 ore su 24.

Buenos Aires è anche la città delle donne, è vero, quelle di Plaza de Mayo che sono diventate ormai un’istituzione, un esempio, un simbolo. L’emblema dell’amore materno che vince ogni ostacolo che non si placa e non si arrende. Assolutamente indimenticabili.

I consigli su cosa fare e vedere a Buenos Aires di Carlotto bisogna annotartseli. Dopo aver fatto un giro in Palza de Mayo il giovedì e uno al circolo Torquato Tasso di Sant’Elmo, si deve fare una capatina nei cimiteri. In una città dove la storia si mescola così profondamente al presente, dove se non in un cimitero si trovano i migliori scampoli di memoria? La statua di Carlos Gardel è da vedere così come la tomba di Isabelita Peron.

“E alla fine Buenos Aires non ti esce più, ti entra e non ti esce più. Non sei tu che entri e te ne vai, è lei che lo fa, è la città, e questa è una cosa molto particolare.”

“Un uomo gradatamente si identifica con la forma del proprio destino; un uomo è, a lungo andare, le proprie circostanze.” Si potrebbe sostituire la parola Uomo con la parola Città e questa frase di Borges potrebbe sembrare scritta per Buenos Aires. Grazie Massimo per aver fatto entrare questa città anche dentro il mio destino.

 

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