Una favola di GORE-TEX. Ettore e l’importanza delle impronte.

Nascere in un Paese che ha la forma di uno stivale dovrebbe predisporre la gente ad avere un rapporto con le calzature alquanto insolito. E visto poi che la geografia determina la storia, anche nel caso della storia che sto per raccontarvi c’entrano le scarpe e il mondo e parla di un bambino che ha scoperto come collezionare impronte. Finchè un giorno.

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L’amore di Ettore per le scarpe è sempre stato molto forte. Non tanto perchè i suoi piedini da quando cammina hanno bisogno di protezione, fosse per lui sarebbe sempre scalzo, ma la sua vera passione sono le impronte che le diverse suole lasciano al loro passaggio.

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Sono sempre diverse, a volte sono piatte, altre lasciano delle scritte, spesso dei disegni, poi c’è il carroarmato o ci sono i tacchi. Insomma, quello che le scarpe scrivono sulla terra a Ettore è sempre piaciuto molto.

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Non fa che mettere e togliere quelle dei suoi genitori, ne sperimenta il peso, la morbidezza del pellame, ci fa due passi e il più delle volte desiste. Troppo difficile camminare con scarpre così grandi.

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A lui piace guardarsi indietro quando cammina per vedere le sue impronte. Gli piace così tanto che un giorno decide di cercare il modo di toglierle dal suolo per poterle collezionare. Sì, proprio così, collezionare. C’è chi colleziona francobolli, chi dinosauri, lui vuole collezionare le impronte. E così, dopo vari tentativi, scopre che mescolando del sale con della saliva di lucertola si ottiene una colla che può togliere perfettamente dalla terra, dall’asfalto, dal fango, dall’erba e perfino dal pavimento di casa, i segni lasciati dalle scarpe. Basta spennellare la colla magica sull’impronta, aspettare che asciughi e togliere con delicatezza la pellicola trasparente che si è formata e nella quale rimarrà intrappola per sempre quella sagoma. L’unica superficie che non è catturabile è l’acqua.

Ettore ne raccoglie a centinaia e una volta strappate alla terra ha sempre la cura di metterle in un quaderno dove scrive la data e il luogo del ritrovamento. A volte azzarda persino il modello “mocassino, scarponcino, ballerine, stivale”. In pochi mesi il suo quaderno è zeppo di immagini di “passi” prese qua e là.

Una sera, mentre i genitori guardano il Telegiornale, scorge fra i titoli una notizia che gli suona familiare: “perde la memoria dopo una passeggiata nel parco” e il parco è quello della sua città, dove lui sa di aver raccolto la maggior parte delle sue impronte. Che ci sia un legame? Nei giorni successivi il dubbio aumenta poichè non fanno che susseguirsi notizie di quel genere, e guarda caso i luoghi dove le persone dichiarano di aver perso la memoria coincidono sempre con i luoghi dove lui va a fare man bassa di impronte. Un giorno, mentre è intento a pulire le scarpe di papà perchè gli piace prendersene cura, trova il coraggio e gli chiede se può davvero esserci un legame fra la sua collezione e tutte quelle amnesie.

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Va nella sua camera, prende il suo quadernone pieno di sagome di scarpe e glielo mostra. “Tesoro, le devi restitutire tutte se vuoi che alla gente torni la memoria”, lo rassicura il papà “perchè le impronte che uno lascia sulla strada sono solo sue e del mondo. Toglierle è come cancellare quel pezzo di cammino. Solo il mondo può registrare e collezionare i percorsi di tutti trasformandosi in una grande enciclopedia che chiunque può consultare, in ogni momento. L’esperienza che uno fa del viaggio, breve o lungo che sia, va condivisa. Non si possono rinchiudere in un solo quaderno i piccoli e i grandi passi dell’umanità.”

E così dicendo il papà porge a Ettore un nuovo paio di scarpine. “Con queste le tue impronte le potrai lasciare anche nell’acqua e scrivere così il tuo pezzo di mondo.”

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L’etichetta dice GORE-TEX. Sembra il nome di un super eroe, riflette Ettore. Ma non c’è tempo da perdere, deve uscire a riportare le impronte al loro posto così la gente tornerà a ricordare. Indossa i suoi nuovi scarponcini e via. Sulla strada lo aspettano una lunga serie di pozzanghere. E’ il destino che lo chiama, pensa. Deve cominciare a scrivere anche lui qualcosa e perchè non cominciare dall’acqua che non era mai riuscito a catturare.

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Che emozione questa nuova visione dei passi per Ettore. Lui al sicuro dentro alle sue scarpine e là fuori il mondo pronto ad accogliere il suo passaggio.

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E quando papà alla sera lo ha preso sulle sue spalle per fargli fare un giro, soddisfatto di quanto fatto dal figlio, Ettore ha avuto la sensazione che le sue impronte fossero dentro a quelle del padre, pur non toccando lui a terra.

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