I monologhi delle ascelle. Le ascelle sono due. Quella di destra e quella di sinistra.

Ecco il terzo dei monologhi andati in scena a Milano il 10 giugno. Si tratta di un dialogo più che di un monologo. Le ascelle del resto sono due, quella di destra e quella di sinistra. Le due facce della stessa medaglia. Quella che “l’ascella è mia e me la gestisco io” e quella che invece “ordine e disciplina”. Fra stereotipi di un tempo e di oggi, le due ascelle discorrono di come sono cambiate le cose, di come non ci sia poi più così tanta differenza tra chi sta da una parte e chi dall’altra. Di come l’angelo e il diavolo si siano un po’ edulcorati e accanto agli amanti della versione “naturale” o “depilata” si sia aggiunto anche il terzo genere: l’hipster.

Disegni Ilaria Urbinati

Disegni Ilaria Urbinati

Dx: Hei, pss, psss, ci sei?

Sx: certo, e dove vuoi che sia?

Dx: e che ne so. Magari avevi mollato tutto per andare ad aprire un ciringuito sulla spiaggia.

Sx: (sarcastica) che ridere, vedo che oggi sei in forma.

Dx: no, è solo che a differenza tua io non ho peli neanche sulla lingua.

Sx: ahahahahaha, non riesco proprio a trattenermi.

Dx: (facendosi aria sotto il naso) diciamo che si era capito, il vento tira tutto da questa parte, sappilo.

Sx: Senti bella gioia, vuoi che scenda al tuo livello e ti parli del perché donna pelosa sempre piaciuta?

Dx: ma per favore, tieniteli i tuoi peli e le tue battute da osteria, da bocciofila, da circolo del dopo lavoro. A proposito, è lì che vai a bere una spuma alla sera?

Sx: E tu invece col Giangi e la Raffi vai all’apericena e poi fate un salto a casa dalla Stefi? Mi raccomando, controlla di avere le french in ordine, sennò sai che figura.

Dx: beh, che c’è di male nel volersi bene? E guarda “peace&love” che solo perché stai dalla parte del cuore non è che sei superiore. Sei sul mio stesso livello.

Sx: stesso livello sì, ma ci separano le tette.

Dx: Ma tu che “l’ascella è mia e me la gestisco io” lo sai che la depilazione femminile ha una storia lunga 4.000 anni? Risale addirittura all’antico Egitto.

Sx: ecco perché camminavano con le braccia ad angolo retto. Brucia eh?

Dx: ma no, lo dicevo solo per dire che persino le mummie sono più alla moda di te.

Sx: Comunque lo si fa anche in Italia da secoli, cara la mia sapientona. Poi nel 1500 arriva Caterina de’ Medici e con un decreto vieta la depilazione alle donne incinta, riducendo il fenomeno in qualche modo. Non avete inventato nulla, voi tutte “ordine e disciplina”.

Dx: Giusto! Grande Cate, se sei incinta non hai più bisogno di depilarti. Hai già dato.

Sx: che tristezza mi fai. Era pericoloso, cretina. E poi come se una si depilasse solo per piacere agli altri.

Dx: beh, diciamo che se sai di avere un pubblico vai in scena con un altro spirito.

Sx: tutte prime donne voi eh

Dx: no, è che a differenza vostra noi siamo donne prima di tutto

Sx: certo, continua così. I luoghi comuni sono posti affollati, ma se sgomiti un po’ c’entri anche tu con le tue sciocchezze sull’essenza della femminilità. Già che ci sei, chiedi al decolleté se stasera ti dà un po’ più di spazio nello show. Hai visto mai.

Dx: eppure quando penso che siamo fatte tutte e due della stessa pelle non mi capacito. Come mai non sentiamo le cose nello stesso modo?

Sx: perché affinché le emozioni scrivano qualcosa sulla pelle di una donna, bisogna avere il coraggio di farle passare, le emozioni. E troppa rigidità non ammette sbavature.

Dx: se ti riferisci agli aloni che lasci sulle maglie, sono felice di non sbavare.

Sx: lasciati andare per una volta. Fatti attraversare dall’imperfezione dei sentimenti, dall’imprevedibilità di un gesto che ti ricorda che sei viva. Non aver paura di mostrarti senza trucchi o senza un’immagine di riferimento costruita a tavolino, da chi fra l’altro? Il più delle volte nemmeno da te. E non aggrapparti al discorso dei peli. Distolgono solo l’attenzione dalle cose importanti. Impara a volerti bene per quello che sei, anche se le spalle hanno avuto più fortuna di noi quando hanno distribuito i compiti, non c’è dubbio. A loro è toccata la prima fila, a noi le retrovie. Ma cosa c’è dietro al successo di una spalla? Ci siamo noi, la continuazione della spalla con altri mezzi.

Dx: Questa mi piace. E soprattutto, l’ho capita.

Sx: Hai visto ultimamente quante sono le donne del mondo dello spettacolo che si sono opposte alle imposizioni dell’industria cosmetica? Se guardi ormai la maggior parte di loro si mostra in pubblico con un’ascella più simile a me che a te.

Dx: è vero!

Sx: e non sono meno donne per questo, anzi, lo sono al di là.

Dx: il vero punto quindi non è femminilità con o senza pelo, ma “invece”

Sx: oh, la prima cosa sensata che ti ho sentito dire oggi

Dx: se mi impegno lo vedi che ti do delle soddisfazioni anch’io. Sarà che finalmente anche tu parli come sudi e non ti nascondi dietro alle parole.

Sx: non facciamoci abbindolare da falsi miti. Siamo una parte del corpo femminile al pari di occhi e mani, cuore e cervello. Siamo in grado di essere intense e delicate, affascinanti e sensuali, audaci e romantiche, basta credere di più in noi stesse e prenderci più cura di noi per quello che siamo, in qualunque modo decidiamo di conciarci.

Dx: a proposito, che ne pensi delle hipster?

Sx: vuoi dire di quelle che si tingono?

Dx: sì, quelle

Sx: Esibizionismi tricologici che non mi scandalizzano, ma che non devono, ancora una volta, distogliere lo sguardo dell’ascella dalla sua essenza, essenza che deve andare al di là del vestito che indossa

Dx: o del colore che sceglie. Alla fine non siamo poi così diverse.

Sx: forse no.

Dx: Ricordati di questa chiacchierata quando davanti a te avrai un’ascella di destra, perché nell’abbraccio è questo che accade, ci si incrocia. Io, davanti a un’ascella di sinistra farò lo stesso.

(le attrici si abbracciano)

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